Sono stato ospite de i400calci per una live dedicata a Constantine e, più in generale, al rapporto sempre complicato tra cinema e fumetti.
A chiacchierare c’erano Nanni Cobretti, Terence Maverick e Lou Ferragni. Io ero l’ospite esterno, chiamato a infilarmi nel dibattito da un’angolazione un po’ laterale: quella di chi ama i fumetti, ma guarda il cinema con gli strumenti del cinema, non con il righello del “fedele o infedele”.
Siamo partiti dal caso Keanu Reeves — biondo diventato moro, capelli sbagliati, polemiche d’epoca — per allargare il discorso a un momento storico preciso: quando Hollywood adattava i fumetti senza capirli davvero, con poca fiducia nel materiale di partenza e una CGI spesso imbarazzante. Constantine nasce lì dentro, con tutti i suoi limiti, ma anche con qualche intuizione che resiste ancora oggi (un Satana notevole, su tutti).
È stata una conversazione libera, piena di deviazioni, ironia e memoria cinefila. Di quelle che non cercano di stabilire chi ha ragione, ma di capire perché certi film esistono così come sono, e cosa raccontano del rapporto tra due linguaggi che continuano ad amarsi e odiarsi allo stesso tempo.