Bright VR

Una conferenza internazionale sulla realtà virtuale applicata all'arte, alla cultura e al brand engagement. Firenze come sede fisica, ImmersiveX come infrastruttura, un viaggio guidato attraverso ambienti immersivi costruiti da artisti da Polonia, Germania, Regno Unito.
Bright VR

Il 18 aprile ero a Macerata a tenere un corso sul VR. Nel mezzo, mi sono collegato in VR alla conferenza.

Non è un paradosso, è esattamente il punto.

La VR Pro Conference del Bright Festival si chiamava Immersive Realities: How VR Transforms Art, Culture and Brand Engagement. Sede fisica: The Social Hub a Firenze. Sede virtuale: un hub costruito su ImmersiveX, accessibile da headset, telefono, tablet, da qualsiasi posto del mondo. Io l’ho fatto dal posto probabilmente più coerente possibile, collegandomi su VRChat con un avatar da robot giallo.

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Il programma era denso: piattaforme social VR, ambienti custom, casi studio da musei e agenzie. Thomas Zorbach da ImmersiveX e Doug Jacobson di Big Rock Creative sulla parte di networking e live events. Olga Kai di InLoco Gallery su VR per istituzioni culturali. Io ho parlato di brand experience e storytelling immersivo. E il team VRium, ShushuVR e Niko Lang, a mostrare come si progetta e costruisce un ambiente da zero.

La parte finale era un tour guidato in mondi VR creati apposta per eventi multiplayer dal vivo. Strangeways, interattiva, dal Regno Unito. The Frozen Age, cinematografica, firmata ShushuVR e Niko Lang. Il sistema solare di Niko, con animazioni spaziali dinamiche. E Empire of Love, un networking session di ShushuVR prodotta da VenusSX.

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Essere dentro questi ambienti mentre stavo spiegando ad altri come funzionano ha creato un cortocircuito interessante. Non didattico. Solo reale.