Laboratorio VR a Macerata

Con Dorico il rapporto viene da lontano. Era il 2017, Storie dell’Appennino, un direttivo diverso da quello di oggi. Il festival nel tempo è cambiato, si è trasformato in Dorico International Film Fest, sono cambiate le persone. Ma il rapporto è rimasto, e ritrovarsi a Macerata con Officine Mattòli e Niewiem aveva quindi una storia dietro, anche se il progetto era completamente diverso.

Il laboratorio si è tenuto al Cinema Italia, sabato 18 e domenica 19 aprile. In otto partecipanti, tutti professionisti del mondo dello spettacolo e dell’audiovisivo. Non principianti assoluti: persone che il linguaggio audiovisivo lo conoscono, ma che con la VR avevano un rapporto ancora da costruire.
Ho portato la mia attrezzatura. La mattina introduzione, il pomeriggio si lavora. Teoria il minimo indispensabile, poi visori in mano e si vede cosa succede.

Quello che cambia, con un gruppo così, è la qualità delle domande. Non “come funziona” ma “perché funziona così” e “dove porta”.
Nel mezzo della prima giornata mi sono collegato in VR al panel del Bright Festival, che si teneva a Firenze in contemporanea. L’ho fatto dalla sala del corso, visore in testa, davanti ai partecipanti. Non era previsto come parte del programma, ma è diventato probabilmente il momento più esplicito di tutta la giornata.

La domenica si sono aggiunte altre persone e mi ha raggiunto Cosimo Lombardelli. Insieme abbiamo fatto girare un test di ripresa in VR: qualcosa girato lì, da loro, in giro per Macerata, da rivedere poi in quella sala. È diverso da qualsiasi spiegazione.
Il progetto rientra in Ma(r)che Cinema!, cofinanziato dalla Regione Marche. Il contesto istituzionale c’era. Dentro la sala, non si sentiva.





