Come lavoro in VR

Una passione che è anche un mestiere
La VR è un linguaggio che mi piace tantissimo. Sia perché è ancora da scoprire, e mi piacerebbe essere tra coloro che ne stanno definendo la grammatica, sia perché mi ha permesso di entrare nel mondo del cinema — un mondo che continua a farmi sognare da quando sono bambino.
Per molti anni la mia priorità è stata fare ricerca. Ogni progetto l’ho vissuto come una sfida per fare un passo in avanti nella definizione del linguaggio, prendendo a prestito idee dal cinema e dal teatro, ma sempre con l’obiettivo di mettere a terra intuizioni nuove, non di replicare formule esistenti.
Negli anni, oltre ai miei progetti d’autore, ho iniziato a collaborare con altre realtà — piccole o grandi che siano. A volte le reindirizzo verso forme di comunicazione più adatte al loro obiettivo, ma più spesso scopriamo insieme che la VR è proprio ciò che serviva.
Le fasi di un progetto
Ascolto. Il committente arriva quasi sempre con un’idea tecnologica — “vorremmo fare qualcosa in VR”. Il primo lavoro è capire cosa vuole davvero raccontare, e se la VR è lo strumento giusto. Se non lo è, lo dico.
Scrittura immersiva. Scrivere per la VR è diverso da scrivere per il cinema. Lo spettatore non guarda da un punto di vista imposto: abita lo spazio. Tempi, ritmi, direzione dello sguardo — tutto cambia. Questa è la fase in cui un progetto VR diventa un progetto VR, e non un video a 360°.
Regia e produzione. Della regia mi occupo sempre in prima persona: è la parte del mestiere che amo di più, e quella su cui ho costruito la mia ricerca. Ho un team di riferimento con cui collaboro abitualmente, e quando un progetto richiede una struttura più ampia coinvolgo Gold, che ho fondato nel 2003 e che oggi è il mio ecosistema di produzione.
Restituzione. Il visore non è l’unica strada. La VR può vivere in sala, in mostra, in festival, in un evento. È la parte che ho esplorato con le Visioni Collettive, e che spesso fa la differenza tra un progetto che resta nel cassetto e uno che incontra davvero un pubblico.
Cos’altro faccio
Oltre a regia e produzione, ho costruito negli anni alcune attività parallele che ruotano intorno allo stesso linguaggio.
Formazione — corsi e workshop in scuole, università, festival e istituzioni. Da NABA a ERT, dal Lazio Film Commission alle Manifatture Digitali di Prato. Mi piace insegnare, ma più che fare teoria preferisco mettere le mani nelle cose.
Curatela e festival — ho curato sezioni VR per Toko Film Fest, Corto Dorico, Stensen, Florence Korea Film Fest e altri. Selezione, programmazione, allestimento sala VR, dialogo con autori.
Direzione VR per terzi — quando un brand, un’istituzione o una produzione ha bisogno di una guida sul cinema immersivo: dalla scrittura all’allestimento, dalla scelta delle attrezzature al coordinamento creativo.
Eventi e talk — interventi in conferenze, festival, masterclass. Non per spiegare la VR, ma per condividere percorsi, dubbi e idee con chi sta cercando una sua strada nel medium.
Per chi
Lavoro meglio con chi ha qualcosa da raccontare e non sa ancora come. Istituzioni culturali, musei, teatri, festival, brand con una voce autentica, scuole. Realtà che cercano un linguaggio, non un effetto speciale.
Parliamone
Se hai un progetto in mente — o anche solo un’intuizione — il modo più semplice per cominciare è scrivermi due righe o prendere un caffè virtuale.
















