Così è (o mi pare): Pirandello in realtà virtuale

Un film in realtà virtuale girato in un unico piano sequenza, riscritto e diretto da Elio Germano a partire da Così è (se vi pare) di Pirandello, in cui lo spettatore è il personaggio a cui tutti si rivolgono.

Sinossi

In una casa borghese, una famiglia e i suoi ospiti cercano di scoprire la verità sul signor Ponza e sulla signora Frola, che raccontano due versioni opposte della stessa storia. Lo spettatore è il Commendatore, padre di Lamberto Laudisi e figura più importante della casa: tutti parlano con lui, cercano il suo sguardo, la sua approvazione. Ma una verità condivisa non arriva mai.

Anno
Durata 80'
Genere Film in VR
Location apri mappa
Regia Elio Germano
Direzione VR Omar Rashid
Prodotto da Omar Rashid, Luca Fortino, Alessandro Mancini, Elio Germano, Pierfrancesco Pisani, Enrico Accorsi
Produzione Gold, Teatro della Toscana, Infinito Produzione Teatrale
Prop Master Eugenio Casini
Animazioni Cosimo Lombardelli
Cast Elio Germano, Gaetano Bruno, Serena Barone, Michele Sinisi, Natalia Magni, Caterina Biasiol, Daniele Parisi, Maria Sole Mansutti, Gioia Salvatori, Marco Ripoldi, Fabrizio Careddu, Davide Grillo, Bruno Valente, Lisio Castiglia, Luisa Bosi, Ivo Romagnoli, Isabella Ragonese, Pippo Di Marca
Fotografia Matteo Cocco
Post Prod. Sasan Baha, Cosimo Lombardelli, Nazzareno Neri
Montaggio Sasan Baha
Sound Design Gabriele Fasano, Luca Fortino
Presa Diretta Gabriele Fasano, Luca Fortino
Costumi Andrea Cavalletto, Eleonora Medolla
Effetti Speciali Cosimo Lombardelli, Eugenio Casini
Trucco Dalia Colli, Daniela Tartari
Grafica Azzurra Giuntini
Art Direction Omar Rashid

Il racconto

Con Elio Germano cercavamo da tempo un testo classico da portare in realtà virtuale. Pirandello, con il suo gioco metateatrale, era l’autore giusto. Durante il primo lockdown Elio ha riscritto Così è (se vi pare) immaginando lo spettatore come un personaggio presente in scena, che però osserva più di quanto agisca.

Per farlo ha diviso Lamberto Laudisi, che in fondo è Pirandello stesso, in padre e figlio. Lui avrebbe interpretato il figlio, la telecamera il padre. Essendo la persona più importante della casa, il padre diventava il centro di tutti i dialoghi, e quindi lo diventava chi guarda. Il progetto è piaciuto al Teatro della Pergola di Firenze, che lo ha coprodotto come uno spettacolo che in realtà era un film.

Elio ha trovato il cast con un laboratorio insieme ad Artisti 7607, dedicato alla recitazione in VR. Qui l’attore lavora in modo diverso sia dal teatro che dal cinema: appena si percepisce un’impostazione classica, l’illusione crolla.

Nel frattempo era arrivata la seconda ondata. Abbiamo prima fatto un paio di settimane di prove a Roma, alla Città dell’altra economia. Poi abbiamo trovato una villa circondata da case coloniche e ci siamo chiusi lì in bolla, attori e troupe. Giravamo l’intero spettacolo due o tre volte al giorno, poi sceglievamo la versione migliore e la cucivamo.


La sfida tecnica era grande. La telecamera doveva essere un personaggio, quindi stava su una sedia a rotelle che Elio spingeva in scena, dentro la storia. All’inizio pensavamo a uno spettatore senza corpo, ma non funzionava. Durante le prove abbiamo messo sotto la macchina da presa un manichino, poco più di un sacco con le braccia, e tutto è cambiato. Così abbiamo costruito un vero manichino-telecamera: un corpo vestito da Commendatore con la 360° al posto della testa.

Con Matteo Cocco, che curava la fotografia, abbiamo provato diverse telecamere. Le Insta360 registravano al massimo mezz’ora di fila, mentre il piano sequenza durava quasi un’ora e mezza, e ogni trucco per aggirare il limite era fallito. Abbiamo scelto la GoPro Max, con una qualità inferiore. Quando il contenuto è forte, la tecnica passa in secondo piano.

La prima filata è servita a registrare la voce del Commendatore, Pippo Di Marca. Durante le filate successive la mandavamo in remoto, così gli attori potevano dialogare con la telecamera. Una giornata intera l’abbiamo dedicata al monologo davanti allo specchio, che Elio voleva come momento catartico: lo spettatore vede finalmente il volto del personaggio che sta “interpretando”. Abbiamo girato il monologo due volte, con Pippo che recitava guardando lo specchio. In questo modo chi guarda ha l’illusione di muovere la testa del personaggio.

Il punto centrale era lo sguardo in macchina, come già in Firenze VR. Ogni personaggio, anche quando non parlava, cercava gli occhi del padre per un’approvazione o un conforto. Non è stato facile farlo passare agli attori. Però è proprio questo che crea l’impressione che un personaggio si sia girato verso di te, in quel momento, e solo per te.

L’altra parte complicata era l’audio. Volevamo il suono spazializzato, quindi ogni traccia andava registrata separatamente: diciotto personaggi, ognuno con il suo microfono e il suo registratore. Il tutto senza alcun controllo, perché sul set non potevamo né vedere né sentire quello che stava succedendo.

Tra gli attori: Gaetano Bruno (signor Ponza), Isabella Ragonese (signora Ponza), Serena Barone (signora Frola), Michele Sinisi (Consigliere Agazzi), Natalia Magni (signora Amalia Laudisi), Caterina Biasiol (Dina), Daniele Parisi e Maria Sole Mansutti (signor e signora Sirelli), Marco Ripoldi (Commissario Centuri), Fabrizio Careddu (prefetto), e Pippo Di Marca (il Commendatore).

Il film ha debuttato a maggio 2021 al Teatro della Pergola e nel 2023 è arrivato anche in Argentina. Resta uno dei progetti più ambiziosi che ho realizzato, e sono molto contento di come è venuto.

Festival e premi: Teatro della Pergola, Firenze, maggio 2021 (prima) · Argentina, 2023

Ne ho scritto più a lungo in Cinema Virtuale.

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