O’Munaciello VR

Per O’Munaciello, ristorante nato a Firenze e presente anche negli Stati Uniti, abbiamo realizzato un’esperienza in realtà virtuale pensata soprattutto per le sedi americane. L’idea era semplice: offrire ai clienti la possibilità di “tornare in Italia” attraverso un visore, trasformando l’attesa in un viaggio immersivo.
La prima cosa che mi aveva colpito del ristorante fiorentino era la sua connessione fortissima con Napoli. Non solo nella cucina, ma nell’allestimento e nel grande presepe, elemento identitario della cultura partenopea. Ho voluto mantenere questo asse nel video, costruendo un parallelo tra la realizzazione delle statuine del presepe e la preparazione della pizza. Due gesti artigianali, due rituali, due tradizioni che si tramandano.

Per questo abbiamo seguito anche Sciuscià, l’artigiano che realizza le statuine per O’Munaciello, documentando le diverse fasi del suo lavoro: dalla modellazione alla pittura, fino ai dettagli finali. Il suo laboratorio diventa uno spazio sospeso, fatto di manualità lenta e precisione, che dialoga perfettamente con la preparazione dell’impasto e con i tempi della lievitazione. Il presepe non è scenografia, ma racconto.
Parallelamente abbiamo raccontato la filiera degli ingredienti. Siamo stati in Campania e in Puglia a filmare le aziende che collaborano con O’Munaciello: la mozzarella della Latteria Sorrentina, i pomodori dell’azienda Rega, la farina del Molino Casillo. Oltre a questo abbiamo girato nel cuore di Napoli, cercando di restituire non un’immagine turistica ma un’atmosfera viva, stratificata.

Abbiamo realizzato riprese anche in Toscana, concentrandoci sugli aspetti più naturalistici: campi di grano, mucche al pascolo, coltivazioni. L’obiettivo era rendere il viaggio virtuale il più possibile emotivo, non solo informativo. Non spiegare gli ingredienti, ma farli attraversare.

La troupe era quella con cui lavoro più spesso: Lorenzo, Filippo e Gabry. La settimana di riprese, nel maggio 2025, è stata intensa. Le nostre trasferte si distinguono sempre anche per l’aspetto gastronomico (in questo caso era persino giustificato).

Abbiamo scelto di dormire a Nola (città di Clementino e Paura, con cui abbiamo anche condiviso una pizza clamorosa) perché logisticamente equidistante dalle aziende da filmare. Proprio in quei giorni ci siamo ritrovati nel mezzo del set di Gomorra – Le Origini, tra macchine d’epoca e strade chiuse.

Il momento più surreale è stato quando, fidandomi ciecamente di Google Maps, mi sono infilato con un macchinone in un vicolo di Napoli dove a malapena passa un motorino. Ne sono uscito solo grazie alla calma e alle indicazioni di un abitante del quartiere, mentre Gabry già immaginava un recupero in elicottero. Quando finalmente siamo riusciti a liberarci, uno degli abitanti mi ha detto: “Hai fatto la storia.”
Forse è questo il senso del progetto. Portare in Florida non solo la pizza, ma il contesto, le mani, i laboratori, i vicoli e la stratificazione culturale che stanno dietro a un gesto apparentemente semplice. Far capire che dietro una margherita c’è un mondo.
E lasciare che sia lo spazio a raccontarlo.