The Italian Baba – La mia grotta in India
Sinossi
Baba Cesare è un italiano partito negli anni Settanta verso l’India, dove è diventato un sadhu e ha costruito il suo ashram ad Hampi, nella giungla tra due fiumi. Il film porta lo spettatore dentro l’ashram, tra i rituali dell’alba e la vita di ogni giorno, con la voce di Elio Germano che interpreta il Baba. È ispirato al libro A piedi nudi sulla terra di Folco Terzani.
Il racconto
Nel 2016 Elio Germano ci propose, a me e Margherita, un viaggio in India con destinazione Hampi, dove si trovava l’ashram di Baba Cesare.
Baba Cesare, un italiano trasferitosi lì negli anni ’70 e diventato sadhu, era il protagonista del libro “A piedi nudi sulla terra” di Folco Terzani, che Elio aveva conosciuto interpretandolo nel film “La fine è il mio inizio”.
Il libro racconta il percorso di Baba Cesare, partendo dal suo passato ribelle e avventuroso negli anni ’70, attraversando Turchia, Iran, Afghanistan e Pakistan fino all’India, dove abbracciò la vita spirituale dei sadhu.
A Hampi aveva costruito un ashram nella giungla, tra due fiumi, nei luoghi dove Kipling ambientò Il libro della giungla.
Al nostro arrivo, il nostro compito era riaprire l’ashram dopo sei mesi di abbandono e riportare Baba Cesare nel suo eremo, un luogo che ho percepito come un punto di contatto tra il sacro e il profano.

In quei giorni lessi per la prima volta il libro di Folco, proprio nei luoghi che raccontava.
Avevo scoperto da poco la realtà virtuale e portai con me una piccola action cam a 360°, utilizzandola per riprendere alcuni momenti.
Tornati in Italia, io ed Elio cercavamo un testo da riadattare per la VR, ma senza successo.
L’idea di tornare in India per raccontare quel luogo cresceva sempre di più.
Due anni dopo, decidemmo di tornare, questa volta con Folco e altri amici, per riportare Baba Cesare nel suo ashram e documentare tutto in VR.
Arrivati a Goa, Cesare ci sorprese dicendo che sarebbe rimasto lì, invitandoci ad andare da soli a riaprire l’ashram.
Disorientati, partimmo comunque.
Durante quei dodici giorni, mi trasformai in una sorta di sadhu digitale, riprendendo con la mia GoPro Fusion ogni momento significativo.

Ogni mattina ci alzavamo all’alba per fare la puja, e riprendevo l’alba da vari punti di vista.
Tornai in Italia con più di sessanta ore di girato da stitchare: anche solo visionarlo sembrava impossibile.
Subito dopo il viaggio, girai la prima prova di Segnale d’Allarme, quindi le riprese rimasero in standby.
Pian piano iniziai a montare il materiale, e la fase più complicata fu dargli una forma.
Riuscimmo a trovare Baba Cesare a Bagni di Lucca e lo “riportammo” nel suo ashram per una delle ultime volte, poiché pochi mesi dopo venne a mancare in India.
Il primo montaggio era il viaggio cronologicamente ripercorso, accompagnato da stralci del libro di Folco.
Dopo diverse versioni e grazie agli esperimenti di Sasan, sintetizzammo il viaggio in pochi minuti di montaggio frenetico, perfetto per narrare l’idea di un’India caotica, focalizzandoci poi sull’ashram.
Elio prestò la voce, interpretando il Baba anziché leggere semplicemente.

Parallelamente, lavorai sul sonoro con Federico Orlandini, in arte Shinjin, che compose le musiche, e con Gabriele Fasano, che curò il sound design ricreando nel modo più fedele possibile i suoni registrati in India.
Il risultato fu sorprendente, tanto che le persone legate a Cesare non riuscirono a trattenere le lacrime.
Presentammo il lavoro al festival River to River di Firenze e, grazie a questa esperienza, Elio tornò a interpretare Baba Cesare nell’audiolibro di “A piedi nudi sulla terra”.
Festival e premi: River to River Florence Indian Film Festival






